Recensione al libro di Vanessa Roghi

Lezioni di Fantastica. Storia di Gianni Rodari

Lezioni di Fantastica. Storia di Gianni Rodari

Il contributo che Vanessa Roghi sta dando alla storia della cultura in Italia è un fatto significativo nel panorama attuale degli studi sul nostro passato recente. Dopo un libro su Don Milani e uno sulla storia dell’eroina, la Roghi pubblica una storia di Rodari che, come i precedenti volumi, è molto di più che una biografia. E’ un viaggio dentro un sistema culturale e riesce a restituirci un volto di Rodari che spesso il “mercato” (e il marketing) ha relegato a costruttore di giocattoli e inventore di filastrocche: scopriamo, grazie alla Roghi, un Rodari al fianco di Pasolini, Calvino, Bianciardi e gli autori del neorealismo. E’ una biografia intellettuale e non poteva esserci migliore omaggio in occasione del centenario della sua nascita.

Rodari ha sognato per tutta la vita di codificare una disciplina che ha chiamato “Fantastica”. “Come esiste una Logica – aveva detto il poeta Novalis – deve esistere una Fantastica”. Cioè: come esistono delle regole che spiegano il pensiero razionale, devono esisterne anche per la fantasia, per l’arte di inventare storie, per l’immaginazione. Che c’entra un intellettuale comunista con le storie per i bambini, quelle che i socialisti di inizio 900 giudicavano come qualcosa di reazionario, contrario alla rivoluzione? Nell’Italia che subito dopo la guerra stava imparando la difficile arte della democrazia, Rodari diede voce alla riscoperta della fiaba popolare che arrivava dall’Unione Sovietica: nel 1949 si traduceva in italiano “Le radici storiche dei racconti di fate” di Vladimir Propp, un testo malvisto oltre cortina che invece servì alla generazione dei giovani comunisti italiani a scoprire un soggetto nuovo della storia mondiale: il popolo.

La storia di Rodari scrittore e divulgatore è anche la storia del suo pubblico e delle trasformazioni sociali, economiche e culturali dell’Italia: i bambini che si affezionano ai suoi personaggi sono, dal 1963, i primi a frequentare la scuola media (aumentano i lettori), mentre nelle famiglie sono la radio e poi la televisione a proporre linguaggi che prima non si conoscevano. Rodari è un autore nuovo per bambini nuovi: lo capisce Einaudi che lo “ingaggia” nel 1960 e pubblica “Le filastrocche in cielo e in terra”, ma lo capisce anche “Il Corriere dei piccoli” e la sua scrittura si afferma anche tra gli adulti.

Lezioni di Fantastica. Storia di Gianni RodariRodari, sempre attento e partecipe delle innovazioni a livello educativo, ci insegna che la scuola è un campo di battaglia: un’eredità attuale, in un’Italia lontanissima da quella del boom economico, com’è oggi, invece, piegata sotto il peso degli effetti della pandemia. La battaglia di Rodari era quella di arrivare ai bambini in modo più diretto possibile, senza mediazioni artefatte: curioso che prima di morire diceva che “da grande” avrebbe voluto smettere di scrivere e fare il burattinaio “con una lunga barba bianca” per raccontare storie ai bambini dove li incontrava. Questa battaglia per la scuola di oggi rimane urgente: stare dove i bambini e i ragazzi costruiscono la loro storia e dove imparano l’arte del vivere e del sopravvivere, non per spiegare, ma per raccontare. Perchè una scuola che ha trasformato la lettura in un esercizio da svolgere e non in una cosa che si fa perché è bella, merita una battaglia per essere cambiata. Ma per fortuna, malgrado non manchino nel dibattito pubblico voci di chi celebra di continuo il funerale della scuola italiana (attribuendone le responsabilità ai Rodari, ai Don Milani, ai Mario Lodi…), sono tantissime e tantissimi le maestre e i maestri che ogni giorno fanno i…“burattinai”!